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domenica 14 Dicembre 2025

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Rifiuti, tariffe in aumento in tutta Italia: cresce la differenziata ma il divario Nord-Sud resta profondo

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Aumenta la spesa per la gestione dei rifiuti in quasi tutte le regioni italiane, mentre cresce la raccolta differenziata e si rafforza il divario tra Nord e Sud.

Tariffe in aumento quasi ovunque: la media nazionale sale a 340 euro l’anno

La fotografia scattata dal Rapporto 2025 dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva evidenzia un incremento generalizzato delle tariffe rifiuti: la spesa media annuale per famiglia raggiunge i 340 euro, con un aumento del 3,3% rispetto ai 329 euro del 2024. L’indagine, che ha considerato le tariffe applicate nei capoluoghi di provincia per una famiglia tipo di tre persone residente in un’abitazione di 100 mq, rivela rialzi in 95 città su 110, e in quasi tutte le regioni ad eccezione di Molise, Valle d’Aosta e Sardegna. Le differenze territoriali restano marcate: al Nord il costo medio si ferma a 290 euro, mentre al Sud sale a 385 euro. Tra le regioni più costose figurano Puglia (445 €), Campania (418 €) e Sicilia (402 €), mentre le più virtuose restano Trentino-Alto Adige (224 €), Lombardia (262 €) e Veneto (290 €).

Performance territoriali a confronto: Nord più efficiente, Sud ancora indietro

Il Rapporto conferma un quadro duale nel Paese: sistemi più efficienti al Nord e maggiori criticità al Centro-Sud. Protagoniste negative sono soprattutto le grandi città meridionali, con Catania che registra il costo più elevato (602 €), seguita da Pisa (557 €), Genova (509 €) e Napoli (496 €). All’estremo opposto, città come Cremona (196 €), Udine e Trento (199 €) offrono tariffe tra le più basse d’Italia, grazie a meccanismi consolidati di gestione dei rifiuti, raccolta porta a porta e tariffazione puntuale. La correlazione tra qualità del servizio e livelli tariffari emerge chiaramente: dove gli impianti sono numerosi e la governance è stabile, i costi diminuiscono e la differenziata aumenta.

Raccolta differenziata oltre il 66%: Italia sopra la soglia UE ma lontana dai target di riciclo

Sul fronte della raccolta differenziata i dati sono incoraggianti. Nel 2023 l’Italia ha raggiunto una quota del 66,6%, superando la soglia del 65% prevista dalla normativa europea. Anche in questo caso le differenze territoriali sono ampie: Nord al 73%, Centro al 62%, Sud al 59%. ISPRA, nel Rapporto Rifiuti Urbani 2024, evidenzia che la produzione pro capite è salita a 496 kg/ab. (meno della media UE di 521 kg), con valori più elevati al Centro e più bassi al Sud. La frazione organica rappresenta la quota più consistente della raccolta (38,3%), seguita da carta (19,1%), vetro (11,9%) e plastica (8,8%). La carenza impiantistica nel Mezzogiorno – con meno di un terzo degli oltre 400 impianti nazionali di trattamento dell’organico – genera costi maggiori, inefficienze operative e tassi di impurità che possono superare il 15%, contro il 3% delle regioni più virtuose.

Riciclo effettivo al 50,8%: necessario investire in impianti e trasparenza nei costi

Il nodo centrale resta il riciclo effettivo, che nel 2023 si ferma al 50,8%, ancora sotto il target europeo del 55% previsto per il 2025. Cittadinanzattiva, nel presentare il Rapporto, richiama la necessità di accelerare la realizzazione degli impianti di trattamento, potenziare il recupero della frazione organica e ridurre gli scarti generati da sistemi di raccolta inefficienti. Ma la leva più immediata è la trasparenza dei costi: conoscere nel dettaglio come vengono calcolate le tariffe, quali voci pesano maggiormente e come incidono gli investimenti sulla qualità del servizio è un prerequisito per costruire fiducia nei cittadini. La tariffazione puntuale, già diffusa nei territori più virtuosi, emerge come la misura chiave per migliorare ulteriormente i risultati della differenziata, ridurre la produzione dei rifiuti e distribuire i costi in modo più equo e proporzionato.

Redazione Agire
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