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martedì 20 Gennaio 2026

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Decarbonizzazione edilizia: il settore costruzioni sotto pressione globale

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Due studi internazionali fotografano una transizione edilizia ancora troppo lenta, frenata da ostacoli economici, politici, tecnici e sociali.

Un settore decisivo ma in forte ritardo

La decarbonizzazione dell’edilizia si conferma un passaggio strategico per raggiungere gli obiettivi climatici al 2050, ma le ricerche internazionali mostrano un quadro tutt’altro che rassicurante. Secondo Energy & Buildings, l’adozione di tecnologie per efficienza energetica, rinnovabili ed elettrificazione procede a ritmo insufficiente a causa di 50 rischi sociotecnici che incidono sulle prestazioni reali, sull’affidabilità dei sistemi, sui costi e sulla complessità operativa.

La stessa direzione è confermata da Nature Communications, che individua 95 barriere – soprattutto economiche e politiche – distribuite lungo tutte le fasi del ciclo edilizio. Il risultato è un settore altamente emissivo (37% delle emissioni globali energetiche e di processo) e intrappolato in pratiche tradizionali, mentre la pressione della domanda abitativa globale continuerà ad aumentare.

La spirale che blocca la transizione

Le barriere mappate dalla letteratura internazionale compongono un sistema complesso, in cui ostacoli economici, regolatori, comportamentali e di mercato si rafforzano reciprocamente. I costi iniziali elevati degli interventi green, la scarsa consapevolezza dei benefici, la frammentazione della filiera e codici edilizi non allineati frenano investimenti e innovazione. Le analisi mostrano come proprietari, tecnici, imprese e utenti finali abbiano percezioni del rischio divergenti, influenzate dalla loro “prossimità” agli impatti: costi, salute e sicurezza sono le priorità percepite, mentre rischi ambientali o sociali restano sullo sfondo. Le fasi iniziali (progettazione) e finali (decommissioning) del ciclo edilizio risultano inoltre le meno studiate e le più esposte a criticità strutturali, con implicazioni sui materiali, sui rifiuti e sulla durabilità degli interventi.

Le sei aree di rischio e il modello della “risk perception spiral”

Lo studio di Energy & Buildings classifica i 50 rischi in sei macro-aree: performance, operatività dei sistemi, salute e comfort, rischi economici, impatti ambientali e temi di equità e capitale umano. Tra i più critici figurano scarsa durabilità, gap prestazionale, instabilità di rete, complessità tecnica, energy poverty, esposizione a sostanze pericolose e vulnerabilità dei lavoratori. Molti rischi sono interconnessi: la sostituzione di tecnologie può generare nuove fragilità ambientali – come l’uso di materiali rari – o aumentare i rifiuti pericolosi. Nature Communications introduce il modello della “risk perception spiral”, che spiega come la diversa percezione del rischio da parte degli stakeholder influenzi le scelte progettuali e operative, contribuendo a un sistema in equilibrio instabile. La crescente complessità del comparto richiede quindi politiche integrate, territorializzate e in grado di agire simultaneamente su tecnologia, norme, incentivi e comportamenti sociali.

Redazione Agire
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