L’emergenza abitativa è ormai strutturale. Il 75% dei cittadini vive nei grandi centri e l’emergenza abitativa è ormai strutturale.
Milano chiama Bruxelles: la casa diventa dossier europeo
Nella tappa milanese della Commissione del Parlamento Ue sulla crisi degli alloggi, il vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto ha indicato una road-map: accelerare su un capitolo ad hoc nel bilancio europeo, raddoppiando nell’immediato le risorse disponibili per l’housing (da 7 a 15 miliardi), con l’obiettivo di mettere a terra i nuovi programmi già dal 1° gennaio, dopo la revisione di coesione attesa entro dicembre. Il perimetro è chiaro: città sovraccariche (qui vive il 75% dei cittadini Ue), aree interne in calo demografico ed efficientamento energetico degli edifici come secondo pilastro del Piano. «Il tema è complesso, ma strumenti e programmazione sono stati avviati», ha sintetizzato Fitto, chiedendo ai governi piani operativi entro fine anno.
Regole, governance e modelli: dal “caso Vienna” all’Italia
Per Irene Tinagli, presidente della commissione House, l’Europa deve affiancare ai fondi una cornice regolatoria armonizzata: flessibilità sugli aiuti di Stato per l’housing sociale e strumenti comuni per intervenire sugli affitti brevi nei mercati sotto stress. Il benchmark è Vienna: il 65% degli abitanti vive in affitto, ma solo il 30% nel mercato privato; il resto è patrimonio pubblico/sociale sostenuto da trasferimenti stabili (circa 250 milioni/anno dallo Stato e altrettanti dal Comune), che proteggono il ceto medio e tengono bassi i canoni. Dalla filiera delle costruzioni, la presidente Ance Federica Brancaccio ha segnalato l’urgenza di “tempi e obiettivi chiari”, avvertendo che coi costi attuali è impossibile immettere sul mercato case “a prezzi accessibili” senza politiche fiscali e finanziarie dedicate; con gli strumenti esistenti, tuttavia, “nei prossimi anni si possono mobilitare circa 15 miliardi”.
Milano fa i conti con l’emergenza abitativa
Il sindaco Giuseppe Sala ha quantificato il fabbisogno: «Per fare circa 10mila appartamenti servono un paio di miliardi; un piano nazionale richiede realisticamente 100 miliardi». La ricetta locale punta su partenariati pubblico-privato con cessione di aree e canoni calmierati “fino a 80 €/mq/anno”, mentre il patrimonio Erp pesa su Milano per 86 milioni/anno (quota di edilizia popolare all’8%, contro il 3% nazionale).
Dal fronte regionale, Attilio Fontana ha chiesto “meno burocrazia Ue” e l’esenzione Ires/Imu per le case pubbliche, osservando che il raddoppio dei fondi di coesione “funziona dove le risorse non sono ancora spese”. Sul capitolo finanziamenti, la presidente Bei Nadia Calviño ha annunciato l’impegno ad aumentare entro fine anno i volumi del Gruppo del 40% rispetto alla media quinquennale, contribuendo entro il 2030 alla realizzazione di circa un milione di abitazioni più accessibili e sostenibili. Il messaggio che arriva da Milano è netto: minimizzare le polemiche e trovare una formula praticabile — fondi dedicati, governance chiara e partnership efficaci — per riportare l’abitare al centro dell’agenda europea e nazionale.







