La riforma del condominio torna al centro del dibattito politico e parlamentare. Il 17 dicembre 2025 è stato presentato alla Camera dei Deputati il Disegno di legge n. 2692, una proposta di revisione organica della disciplina condominiale che punta a modificare in modo significativo il Codice civile. Un testo che, però, ha già acceso un forte confronto politico, in particolare tra Fratelli d’Italia e Lega.
Un nuovo assetto per la gestione dei condomini
Il DDL 2692 nasce con l’obiettivo dichiarato di modernizzare la governance dei condomini, migliorare la trasparenza nella gestione economica e rafforzare la professionalità degli amministratori. Secondo i promotori, la normativa vigente non risponderebbe più alle esigenze di un patrimonio immobiliare sempre più complesso, caratterizzato da edifici datati, impianti tecnologici evoluti e nuove responsabilità in materia di sicurezza, sostenibilità ed efficientamento energetico.
Tra i punti centrali della proposta figurano:
- il rafforzamento del ruolo dell’assemblea condominiale, con una ridefinizione delle competenze decisionali
- nuove regole sulla contabilità e sui controlli di gestione
- l’introduzione della figura del revisore condominiale, chiamato a verificare i bilanci
- la creazione di un elenco nazionale degli amministratori di condominio, con requisiti di accesso più stringenti
- l’innalzamento degli standard di formazione e qualificazione professionale degli amministratori
Le critiche della Lega: più burocrazia e costi per i condomini
La proposta ha incontrato la netta opposizione della Lega, che ha definito il disegno di legge “non condiviso” e potenzialmente dannoso per i cittadini. Secondo il Carroccio, il rischio è quello di introdurre nuovi obblighi burocratici e maggiori costi a carico dei condomìni, senza un reale beneficio in termini di efficienza.
Particolarmente contestate sono:
- l’ipotesi di controlli aggiuntivi sui bilanci, ritenuti onerosi soprattutto per i piccoli condomini
- l’inasprimento dei requisiti per gli amministratori, che potrebbe ridurre l’offerta di professionisti e far aumentare i compensi
- alcune disposizioni che, secondo i critici, potrebbero penalizzare i condomini in regola in presenza di morosità
La Lega chiede quindi una profonda revisione del testo, invitando il Parlamento a evitare riforme che si traducano in un aggravio economico per le famiglie.
Fratelli d’Italia: confronto aperto ma riforma necessaria
Diversa la posizione di Fratelli d’Italia, che difende l’impianto del DDL sottolineando la necessità di una riforma strutturale. Per FdI, il testo rappresenta una base di partenza per avviare un confronto con le associazioni di categoria, gli ordini professionali e gli operatori del settore immobiliare.
Secondo i proponenti, una maggiore professionalizzazione degli amministratori e controlli più chiari sulla gestione economica servirebbero a ridurre il contenzioso, aumentare la fiducia dei condòmini e garantire una gestione più sicura e trasparente degli edifici.
Cosa cambia per amministratori e condòmini
Se approvata, la riforma avrebbe un impatto diretto su milioni di cittadini. In Italia, infatti, oltre 45 milioni di persone vivono in condomini, rendendo la disciplina condominiale una delle più rilevanti nella vita quotidiana.
Gli amministratori di condominio dovrebbero adeguarsi a nuovi requisiti professionali e a maggiori responsabilità, mentre i condòmini si troverebbero di fronte a un sistema di gestione più strutturato, ma anche potenzialmente più costoso.
Iter parlamentare e prossimi sviluppi
Il DDL 2692 è ora all’esame della Camera e sarà oggetto di audizioni ed emendamenti. Il confronto politico lascia prevedere un iter non semplice, con possibili modifiche sostanziali al testo iniziale.
La riforma del condominio si conferma così un tema cruciale, capace di intrecciare diritto, economia e qualità della vita, e destinato a restare al centro dell’agenda parlamentare nei prossimi mesi.







