Uno studio della BCE rivela come il mercato stia iniziando a prezzare i rischi climatici.
La crisi climatica comincia a lasciare un’impronta concreta anche sul valore degli immobili commerciali. È quanto emerge dal primo studio sistemico condotto dalla Banca Centrale Europea sul tema, intitolato “Pricing or panicking?”, pubblicato a fine maggio 2025. Secondo il rapporto, tra il 2007 e il 2022 gli edifici per uffici esposti a rischi climatici fisici – come inondazioni, stress termico e innalzamento del livello del mare – hanno perso mediamente il 24% del loro valore rispetto a immobili simili non esposti.
Il documento BCE rappresenta una novità assoluta nel panorama europeo: è infatti la prima volta che viene analizzata in maniera sistematica la relazione tra cambiamento climatico e performance del mercato CRE (Commercial Real Estate), con particolare attenzione agli asset a uso direzionale.
Lo studio prende in esame un periodo critico, che va dal 2007 al 2023, e dimostra come il pricing del rischio climatico sia già una realtà nei principali mercati immobiliari europei. Se un edificio è situato in aree vulnerabili – ad esempio zone costiere, fiumi soggetti a esondazioni o città con forti stress termici estivi – il mercato tende a prezzarlo con una penalità crescente, riconoscendo implicitamente l’impatto negativo del clima sul rendimento futuro dell’investimento.
Nonostante il segnale di disallineamento nei valori, il sistema ha reagito in modo ordinato: nessun crollo repentino, nessun segnale di “panic selling”. Gli immobili a rischio vengono comunque scambiati, e la BCE sottolinea come la liquidità non sia stata compromessa, nemmeno nei segmenti più esposti. Il dato è significativo perché suggerisce che gli operatori del settore stiano incorporando i rischi climatici nelle valutazioni senza destabilizzare l’equilibrio del mercato.
Per il momento, gli impatti più evidenti sui prezzi si registrano nei confronti dei rischi fisici, mentre le variabili legate alla transizione ecologica – pur crescenti – mostrano un effetto ancora marginale sulla valorizzazione degli asset. Tuttavia, il contesto normativo europeo in continua evoluzione (si pensi alla direttiva EPBD sulla prestazione energetica degli edifici) potrebbe rendere presto questi elementi altrettanto rilevanti.







