Riqualificazione energetica e salute: un edificio efficiente deve essere anche salubre

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Quando in assemblea si discute di cappotto termico, serramenti o nuovi impianti, il confronto parte quasi sempre dai consumi e dai costi. È comprensibile: una riqualificazione deve ridurre gli sprechi e migliorare le prestazioni dell’edificio. Ma c’è un’altra domanda da fare: dopo i lavori, si starà meglio anche dentro casa?
Il tema è stato richiamato da Green Building Council Italia in un editoriale del 28 settembre, firmato da Alessandro Miani. Accanto alle emissioni e all’energia consumata, l’articolo invita a considerare anche la qualità dell’aria, la ventilazione, il comfort e i materiali impiegati.
Il punto è concreto. Isolare un edificio e sostituire i serramenti può limitare le dispersioni di calore, ma rende spesso gli ambienti più chiusi. Se il ricambio d’aria non viene valutato con attenzione, l’umidità e le sostanze prodotte dalle normali attività quotidiane possono ristagnare. Per questo la ventilazione va considerata insieme all’isolamento, già nella progettazione degli interventi.
Anche la direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici riconosce il legame tra edificio e benessere. La direttiva definisce la qualità ambientale interna attraverso condizioni come temperatura, umidità, ventilazione e presenza di contaminanti, e affida agli Stati membri il compito di stabilire standard adeguati per mantenere un clima interno salubre.
Non significa che ogni condominio debba installare gli stessi impianti o svolgere automaticamente gli stessi controlli. Le soluzioni dipendono dall’edificio e dal progetto. Significa, però, che l’efficienza non dovrebbe essere valutata soltanto sulla carta o sulla base dei consumi previsti: occorre capire quali condizioni l’intervento creerà negli ambienti abitati.
L’umidità persistente e le muffe, per esempio, non sono soltanto un problema estetico. Le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità segnalano un’associazione con una maggiore frequenza di sintomi respiratori, allergie e asma. L’OMS indica come misura essenziale la prevenzione dell’umidità duratura e della crescita di muffe negli edifici.
Quando compaiono condensa o muffe, non basta coprire la macchia o intervenire sulla parete senza averne individuato la causa. Possono esserci infiltrazioni, ponti termici, ventilazione insufficiente o più fattori insieme. Serve una valutazione tecnica che consenta di scegliere l’intervento corretto.
Qui può fare la differenza anche il lavoro dell’amministratore. Nella preparazione dei lavori può chiedere ai professionisti incaricati se il progetto considera il ricambio d’aria, quali indicazioni d’uso saranno date ai residenti e come dovranno essere gestiti gli eventuali sistemi di ventilazione. A fine intervento, le istruzioni sugli impianti e sulla manutenzione dovrebbero essere conservate e rese comprensibili a chi abita nello stabile.
Una riqualificazione ben progettata deve ridurre i consumi senza trascurare il comfort e la qualità degli ambienti. La Commissione europea collega il rinnovamento degli edifici non solo all’efficienza energetica, ma anche al miglioramento delle condizioni di vita, della salute e del benessere.
Per questo, quando si valuta un intervento, alla domanda «quanto risparmieremo?» è giusto affiancarne un’altra: «che qualità di vita offrirà l’edificio dopo i lavori?». La risposta dovrebbe essere chiara già nel progetto.

Fonti: Green Building Council Italia, Decarbonizzazione e salute: la nuova prospettiva per gli edifici, 28 settembre 2026; direttiva UE 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici; Organizzazione mondiale della sanità, Guidelines for Indoor Air Quality: Dampness and Mould.

Francesco Venunzio
Francesco Venunzio
Giornalista e divulgatore scientifico
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