Nel primo semestre 2025 i canoni di locazione salgono del 5,5% mentre cala la domanda (-9,2%); le compravendite registrano un +14% ma con prezzi in crescita contenuta (+2,1%)
Nel primo semestre del 2025 il mercato immobiliare residenziale in Italia conferma dinamiche molto differenziate tra locazioni e compravendite. Secondo l’Osservatorio semestrale di Immobiliare.it Insights, i canoni di affitto hanno registrato un incremento medio del +5,5% rispetto al periodo gennaio-giugno 2024, raggiungendo quota 14,3 €/mq, mentre i prezzi medi di vendita sono cresciuti più moderatamente, segnando un +2,1% e attestandosi sui 2.110 €/mq.
Locazioni in ascesa… e con offerta in eccesso
Il robusto aumento dei canoni di locazione ha progressivamente disincentivato la domanda, che nel semestre ha subito una contrazione complessiva del 9,2%. Il calo più marcato si è registrato nei grandi centri urbani (-21%), a fronte di una sostanziale stabilità nelle località di minori dimensioni. Questa riduzione degli interessi ha determinato un accumulo dello stock disponibile: gli annunci di locazione pubblicati su Immobiliare.it sono cresciuti del 15,6% su base semestrale, con un picco del +23,4% nelle metropoli e un aumento più contenuto (+9,4%) nei centri minori.
Compravendite: domanda dinamica, prezzi in ripresa soft
Anche sul fronte delle vendite l’offerta di immobili è aumentata (+4,4% di annunci), ma a differenza delle locazioni l’interesse degli acquirenti è esploso, segnando una crescita di +14% rispetto al secondo semestre 2024. Questo slancio è omogeneo tra grandi centri (+12,9%) e città più piccole (+13,9%), a fronte però di un rialzo dei prezzi assai più contenuto (+2,1%).
Verso un nuovo equilibrio di mercato
Le evidenze emerse dall’Osservatorio semestrale segnalano un progressivo ribilanciamento del mercato: il rincaro dei canoni spinge parte della domanda verso l’acquisto, con un conseguente alleggerimento del segmento locativo e un lieve appiattimento dei prezzi di vendita. Le dinamiche divergenti tra i due comparti riflettono, da un lato, le pressioni sui redditi delle famiglie e, dall’altro, il permanere di condizioni finanziarie favorevoli per i mutui.







